I vampiri non sono mai stati così in voga: affermazioni planetarie al cinema, come nel caso di Twilight e New Moon, ed enormi successi televisivi, ci riportano al mondo del fantasy. True Blood, un’idea di Alan Ball da noi in onda su Sky, è la serie che recentemente ha catalizzato l’attenzione dei vampirofili.
Il rapporto tra vampiri e sesso, trasgressione, sensualità, già presente nell’immaginario collettivo, viene amplificato e, nel caso di True Blood, il tema si impone anche grazie al merchandising.
Ultima novità legata al lancio di True Blood, la bevanda Tru:Blood, il drink dei vampiri: soda e succo d’arancia “vampirizzati” e lanciati con spot in tutto il mondo, con i quali è possibile preparare un Plasmapolitan o un Death on the Beach. Ecco la versione americana e quella francese (Oh mon dieu!) degli spot.
Guardando gli spot e osservando le più classiche magliette e i gioielli ispirati a True Blood, presentati in occasione degli Emmy Awards 2009, risulta evidente come la forza di una serie tv o di una pellicola sia (oltre alla presenza di un vampiro) il suo potenziale commerciale.
Effetto ottico niente male per il lancio del film “2012″ di Sony Pictures: un’inondazione sembra inghiottirsi la stazione della metro di Cantagalo, Copacabana – Rio de Janeiro.
Ecco il trailer HD del film con John Cusack, in uscita il 13 novembre.
Quando arrivi per la prima volta sulla 5th Avenue il primo pensiero è per Audrey e la sua “colazione da Tiffany”. Quando però te la vedi arrivare a bordo di una Lancia Musa, capisci che lo Spot ormai è davvero senza confini.
E’ con il claim:
“L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai”
che Armando Testa ha deciso di celebrare il sodalizio tra Lancia, casa automobilistica nota per il proprio legame con il mondo del cinema, e l’intramontabile diva holliwoodiana.
Attualemnte lo spot è visibile sulle tv nazionali e satellitari e online solamente a questo link ufficiale… merita davvero!
Inevitabile l’effetto “pathos” generato dalle immagini originali della pellicola del 1961 e dalla colonna sonora che all’epoca si meritò l’Oscar con “Moon River” composta appositamente da Henry Mancini e Johnny Mercer.
Nell’enorme calderone dei mutamenti che le nuove tecnologie stanno apportando al bioritmo dellenostre tradizioni espressive, uno dei più evidenti sembra stia avvenendo in seno alla settima arte.
Il cinema e la sua macchina fruitiva sembrano orientarsi con sempre maggiore decisione all’universo web, probabilmente per raggiungere quegli spettatori che qui hanno trovato distanza dalle sale.
La rete è sicuramente diventata un punto di riferimento fondamentale nella scelta dei titoli dei prossimi film da guardare (e da scaricare, con progressivo avvilimento di chi di cinema ci vive) e sembra imporsi sempre più compiutamente come un canale di supporto alla diffusione dei film.
Ricordiamo tutti il grande hype ottenuto dalla particolare promozioneweb based pensata per il lancio di Cloverfield.
L’interazione concessa dal web, infatti, permette di contestualizzare un lavoro o una produzione cinematografica in maniera molto più diretta e completa rispetto alla più tradizionale locandina o trailer.
E’ possibile strutturare l’attesa, rilasciare strategicamente informazioni e approfondimenti, articolando così il contesto di fruizione e offrendo allo spettatore la possibilità di partecipare alla modifica/stesura dei contenuti.
Ma, in realtà, sono gli stessi processi di fruizione del prodotto audiovisivo ad essere in mutazione, profilando nuove tipologie di “consumo” dello stesso. La progettazione web oriented, infatti, non riguarda la sola comunicazione del prodotto film, ma sembra interessare la sua stessa distribuzione. La stessa portabilità del contenuto sembra informare nuove concezioni di release: il film, quindi, si sta facendo bit?
A questo proposito, una particolare riflessione nasce in occasione di un progetto cinematografico tutto italiano, presentato sul finire della scorsa settimana, che si pone come occasione propizia all’analisi di una mutazione di approccio legata proprio a questo aspetto.
Per Fiducia nasce dall’ingegno di tre tra i nostri migliori registi: Olmi, Salvatores e Sorrentino.
Il progetto, sostenuto da Intesa Sanpaolo, è la naturale reazione ad un momento duro e difficile come quello che il nostro paese sta attraversando, reazione che diviene motivo ispiratore, fil rouge che unisce tre lavori frutto di visioni eterogenee ma legati da un comune obiettivo: reagire allo status quo attraverso la fiducia in se stessi e nei propri valori.
Ma, oltre alla volontà di utilizzare l’artecome strumento per combattere la crisi (di qualsiasi crisi si tratti), ciò che appare veramente interessante ai nostri occhi è la particolare modalità di diffusione del ciclo che avverrà attraverso una pianificazione assolutamente strutturata e webcentrica.
I cortometraggi, di cui quello di Olmi è già online, verranno infatti distribuiti non solo nelle sale e in televisione (a seconda delle occasioni in versioni di diversi minutaggi)ma anche nella piattaforma online perfiducia.comad essi appositamente dedicata e sui siti di video sharing (come per esempio YouTube) dove continueranno la loro esistenza.
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I corti, quindi,pur raggiungendo le persone in maniera convenzionale, trovano solo nel media digitale il loro supporto congeniale, grazie alla possibilità di incontrare un destinatario attento e partecipe all’esplorazione del tema della fiducia.
La piattaforma, infatti, non solo raccoglierà tutti i lavori in versione integrale (sia quello di Sorrentino che di Salvatores verranno rilasciati nei prossimi giorni) ma anche tutti i feedback degli utenti che diverranno in questo modo parte integrante dell’opera filmica.
Opera e fruitore si incontrano online per entrare in relazione diretta grazie alla libertà concessa dal bit, decretando definitivamente la logica del fruitore passivo, dimentico di sé nel buio della sala.
Uno dei passatempi preferiti di noi italiani nel periodo delle vacanze natalizie è il cinema. Peccato – e il problema affligge soprattutto i frequentatori delle multisala – per il mare di spot, spesso sparati a volumi più consoni a un club techno, che precede la proiezione… Beh, c’è anche qualche piacevole eccezione: guardate cosa è successo il 13 dicembre scorso, in una sala cinematografica milanese.
Tranquilli, non è il troppo alcool del veglione che vi fa vedere quello che non c’è: la donna dello spot, compagna del classico maschio ronfante, esce veramente dal maxischermo e si rivolge alla platea per chiedere a gran voce un cerotto Respira Bene. Interviene qui un’altra comparsa che le consegna il magico toccasana, in modo che l’attrice possa tornare soddisfatta a recitare nello spot.
Applausi del pubblico in sala, a cui mi unisco idealmente. Gran bel colpo dell’agenzia Grey.
4,94 milioni di sterline (5,3 milioni di euro, circa): a tanto ammonta l’incasso al botteghino, nel primo giorno di programmazione e nel solo Regno Unito, del 22° episodio della saga di 007. Così il James Bond (interpretato da Daniel Craig) di Quantum of Solace ha surclassato il precedente record di Harry Potter. In Italia e nel resto del mondo questo blockbuster esordirà venerdì 7 novembre.
Com’è naturale in questi casi, l’uscita del film è stata preceduta da un numero incalcolabile di iniziative di marketing. Giusto per fare qualche esempio, Swatch ha lanciato la 007 Villain Collection, 22 orologi ispirati ai cattivi protagoniste delle varie pellicole, Activision ha rilasciato – per PlayStation 3, Xbox 360, Nintendo Wii e Microsoft Windows – il videogioco “Quantum of Solace”… Neppure Coca Cola ha saputo resistere al fascino di Bond: è pronto uno spot (con colonna sonora firmata da Jack White dei White Stripes, non so se mi spiego) che vede l’agente di Sua Maestà lottare per accaparrarsi (ebbene sì) una bottiglietta del celebre soft drink.
L’elenco potrebbe continuare all’infinito, o quasi. Mi piace però segnalarvi quanto fatto da GreenPeace che, per protestare contro la costruzione di una centrale a carbone nel Kent (UK) ha interpretato a modo suo il mito di James Bond. Beccatevi un po’ questo “Coalfinger”!!
Mai pay off fu più azzeccato. Un’azienda di telefonia che ha per mission quella di permettere alle persone di “sentirsi”, di conoscersi, di mantenersi in contatto e che con limpida, nordica schiettezza non dichiara pretenziosi “io ti renderò più felice”, ma solo “io di mestiere faccio quello che collega le persone”. Punto. E non è poco.
Dal connecting people a Humanity il passo è di una formica.
Ed ecco che Nokia ha dato vita al primo film multimediale creato dagli utenti con telefoni cellulari. La regia però è firmata Spike Lee.
“Ciò che mi ha spinto verso questo progetto è stata l’opportunità irripetibile di fare qualcosa di assolutamente innovativo utilizzando la tecnologia, Internet e la collaborazione delle persone. – ha affermato il regista Spike Lee – Sembra che la nuova tecnologia stia rendendo il cinema alla portata di tutti: chiunque può diventare giornalista, regista, fotografo, basta prendere il cellulare, registrare, premere un pulsante e si è immediatamente in rete”.
Un progetto quello di Humanity diviso in 3 atti: il primo da aprile a settembre di quest’anno per presentare il proprio video, che avesse per tema nascita vita o morte; il secondo atto per selezionare una rosa di 25 migliori proposte per ciascun tema e farle giudicare ai visitatori del sito www.nokiaproductions.com e l’ultimo atto per integrare nel film finale la top ten di ciascuna sezione.
Inquadrature fisse, cinepresa statica, assenza completa di montaggio, pellicola muta in bianco e nero, metraggio abnorme. Sei ore per Sleep (1963) addirittura otto per Empire (1964). Quest’ultimo, un’inquadratura fissa che cattura l’Empire State Building, dalla sera alla mattina del giorno successivo. Non è un reality, o un’azione strategica di marketing. Era Andy Warhol, http://www.warhol.org, la notte del 25 luglio 1964, che filmava dal 44° piano del grattacielo Time-Life.
L’altra sera ho passato due orette piacevoli guardandomi “Be Kind Rewind”, film surreale firmato dal francese Michel Gondry, conosciuto soprattutto per il precedente “Se mi lasci ti cancello” (2004), con Jim Carrey e Kate Winslet.
Uscito nelle sale italiane a maggio, “Be Kind Rewind” racconta delle (dis)avventure di Mike, che lavora come commesso in un videonoleggio di sole videocassette (!!), e del suo amico Jerry. A seguito di un incidente improbabile, Jerry smagnetizza involontariamente tutte le VHS: come aiutare Mike a non perdere il posto? Semplice: basta girare in modo amatoriale i film che i (pochi) clienti richiedono di volta in volta. Si parte con Ghostbusters… Questo il risultato: tenetevi forte!!
Il lavoro di Mike e Jerry viene apprezzato, tanto che la strampalata coppia decide di continuare con lo “sweding”: così i due definiscono l’attività di creare remake amatoriali. Lungo l’elenco dei film taroccati: “Il Re Leone”, “Robocop”, “2001 Odissea nello spazio”, “Rush Hour 2”, “King Kong”, “Men in Black” e “Carrie, lo sguardo di Satana”. Secondo il classico schema di Propp, a interrompere il momento idillico interverranno alcune complicazioni ma il lieto fine è assicurato.
Perché parlo di “Be Kind Rewind”? Beh, perché suggerisce come risolvere la querelle tra Rai e Lega Calcio in merito alla diffusione in chiaro degli highlights delle partite del campionato 2008/09. Come noto, l’offerta della Rai (Mediaset è poco interessata) è stata giudicata insufficiente, per cui domenica la storica trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto per minuto” non andrà in onda per la prima volta dopo decenni e le immagini delle partite dovranno passare all’interno del Tg della sera per non più di 4 minuti… Come può il buon Massimo De Luca, Direttore di Rai Sport, evitare di passare alla storia come l’orco capace di privare gli italiani del piacere dei goal domenicali senza cedere al ricatto economico della Lega Calcio? Semplice, assoldando squadre di amatori che mettano in scena, con tutti i limiti del caso, le azioni più significative delle singole partite. Qualcosa di simile era stato proposto anche in una delle prime stagioni di “Quelli che il calcio”, con ex calciatori diretti dal coach/coreografo Gigi Maifredi. Perché non riprovare? Con i soldi risparmiati si potrebbero acquistare i diritti di alcuni sport cosiddetti minori, ma meritevoli di maggior attenzione… Caro Massimo, dimostri un po’ di coraggio e di ironia!