
Fare una bottoglia di velcro sarebbe stato poco indicato e poco ergonomico.
Quindi Coca-Cola ha pensato di comunicare con il velcro la nuova bottiglia GRIP.
La intuizione geniale appartiente a Marcel
Le campagne che creano interazione fra il brand e l’utente ci piacciono; ci piace meno l’idea di rovinare un capo mentre aspettiamo la metro o l’autobus.
Sunglasses@night
Voce marcata come ‘Coca Cola’
Se qualcuno ti strapp’ il cappotto, sotto sott’…c’è Coca-Cola!
12 Novembre 2009 · Lascia un Commento
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Bersi una Sprite? Un piacere paragonabile al sesso!
24 Luglio 2009 · Lascia un Commento
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Lo spot più hot (in tutti i sensi…) del momento è quello, studiato per il mercato tedesco, di Sprite.
Il commercial in questione crea (ricorrendo ad immagini più che esplicite) un parallelismo: il piacere di godersi la freschezza del soft drink e il piacere legato al sesso orale.
Sembra che il management di Coca-Cola, gruppo di cui fa parte il brand Sprite, abbia subito preso le distanze dallo spot. C’è chi dice per non urtare il senso del pudore dei tedeschi, chi, più maliziosamente, per una questione di genere (razzismo?), essendo la coppia ritratta nello spot mista, con un lui di colore e una lei bianca.
E se fosse invece un caso di fake? Il regista del video, Max Isaacson, ha dichiarato di aver girato il video in autonomia, senza il consenso dei piani alti.
Chissà qual è la verità. Di certo, grazie a questo spot, nella blogosfera si è venuto a creare un certo buzz…
The Apprentice
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Coca Cola, tra i due litiganti gode… Charlie Brown
20 Luglio 2009 · Lascia un Commento

In occasione dell’ultimo Superbowl, Coca Cola ha mandato in onda uno spot… molto poco Coca Cola.
Di solito infatti, il più celebre brand al mondo predilige commercial patinati, che ritraggono una realtà rose e fiori, dove tutti sono amici e vanno d’amore e d’accordo… Nel caso della campagna It’s mine, firmata da Wieden + Kennedy, la Coca Cola diventa invece oggetto del contendere tra gonfiabili nel cielo di New York, in occasione della Macy’s Thanksgiving Day Parade.
Tra Stewie, pestifero figlioletto dei Griffin, e Underdog a godere è nientemeno che Charlie Brown.
The Apprentice
Categorie: Branding · advertising
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Quantum of Solace? Meglio il James Bond di GreenPeace…
4 Novembre 2008 · 1 Commento
4,94 milioni di sterline (5,3 milioni di euro, circa): a tanto ammonta l’incasso al botteghino, nel primo giorno di programmazione e nel solo Regno Unito, del 22° episodio della saga di 007. Così il James Bond (interpretato da Daniel Craig) di Quantum of Solace ha surclassato il precedente record di Harry Potter. In Italia e nel resto del mondo questo blockbuster esordirà venerdì 7 novembre.
Com’è naturale in questi casi, l’uscita del film è stata preceduta da un numero incalcolabile di iniziative di marketing. Giusto per fare qualche esempio, Swatch ha lanciato la 007 Villain Collection, 22 orologi ispirati ai cattivi protagoniste delle varie pellicole, Activision ha rilasciato – per PlayStation 3, Xbox 360, Nintendo Wii e Microsoft Windows – il videogioco “Quantum of Solace”… Neppure Coca Cola ha saputo resistere al fascino di Bond: è pronto uno spot (con colonna sonora firmata da Jack White dei White Stripes, non so se mi spiego) che vede l’agente di Sua Maestà lottare per accaparrarsi (ebbene sì) una bottiglietta del celebre soft drink.
L’elenco potrebbe continuare all’infinito, o quasi. Mi piace però segnalarvi quanto fatto da GreenPeace che, per protestare contro la costruzione di una centrale a carbone nel Kent (UK) ha interpretato a modo suo il mito di James Bond. Beccatevi un po’ questo “Coalfinger”!!
The Apprentice
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La classifica dei Best brands
22 Settembre 2008 · 2 Commenti
Gli Americani si sa, hanno la mania delle classifiche: di uomini ricchi, di donne sexy, di celebrità ben vestite, di peggiori attori, di aziende.
Come ogni anno Business week ha appena pubblicato la lista dei 100 Best Global Brands. Un elenco costruito in base a tre criteri: che il marchio/azienda renda pubblici i dati finanziari e di marketing, che sia altamente riconoscibile, al di là dei meri dati di vendita (del tipo non basta avere milioni di clienti) e che almeno un terzo del suo fatturato provenga da un paese diverso da quello in cui l’azienda ha sede.
Numero 1 della classifica, prevedibile, Coca Cola.

Tra i primissimi posti colossi come IBM, Microsoft, Nokia, Intel, Mc Donald’s, Disney..
Al ventiduesimo un marchio di abbigliamento low cost fungiforme o fragoliforme (ma si dirà fragoliforme?) come H&M. Che c’entrano fragole e funghi? C’entrano, c’entrano. Il mio professore di storia e filosofia del liceo in questo momento mi darebbe un + a matita sul suo quadernetto perché mi sono ricordata di una teoria antropologica secondo la quale i villaggi e le culture si sono diffusi in prossimità di luoghi umidi, come fiumi e coste, proprio come fanno in natura le fragole e i funghi.
Per i punti vendita di H&M è lo stesso. Che tu sia a Roma, Colonia, Atene, Berlino o Il Cairo layout di negozi e collezioni sono sempre gli stessi. I prezzi però no. Almeno io nella mia esperienza ho avuto modo di notare una certa differenza.
E lo stracitato made in Italy come se la cava?
Meglio del previsto. Gucci, che a differenza di H&M non spicca certo per prezzi a buon mercato o vetrine in ogni dove, è il 46° Best Global Brand al mondo, subito dopo Philips, ma prima di ebay. Quanto alle altre realtà italiane presenti in classifica troviamo sempre lei, la Rossa di Maranello e l’emblema del bon ton e dell’eleganza très chic ma très minimal, Armani, che da poco si è messo a firmare case, alberghi e cioccolatini.
Mi piacerebbe conoscere una 100 Best Global Places to Work in list..chissà se esiste..
* Madama Butterfly
Categorie: Branding
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