15ª Quadriennale d’Arte, un’ipotesi contemporanea riuscita

Ambizioso l’obiettivo della 15ª Quadriennale di Arte di Roma: restituire un fermo-immagine delle tendenze più significative nelle arti visive in Italia, con riferimento a quelle generazioni di artisti che hanno iniziato ad affermarsi nel nostro Paese negli ultimi vent’anni.
Ambizioso, perché è sempre più difficile fissare dei criteri, soprattutto di appartenenza, all’attuale fare artistico, proprio per l’estrema diversificazione di modalità espressive che oggi sussistono. Bisogno lasciare più spazio alla singola individualità, sempre più concentrata a salvaguardare la propria identità, piuttosto che all’ansia di classificazione.
Ecco perché 99 artisti per una mostra il cui percorso si articola per tutti i 3.000 mq del Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale a Roma.

Palazzo delle Esposizioni, Roma

Palazzo delle Esposizioni, Roma

Il rischio di ignorare il massimo precetto cartesiano – come ha spiegato il Presidente della Quadriennale, Gino Agnese – della ricapitolazione, senza la quale non si dà la comprensione, era particolarmente minaccioso quindi. E mai come oggi il mondo dell’arte contemporanea si trova a fare i conti con questo morbo.  Solgenitzyn la definì tanti anni fa infopollution, letteralmente inquinamento da informazione, ovvero il rischio di essere informati oltre ogni misura. Gillo Dorfles invece gli ha appena dedicato un libro: Horror Pleni. La (in)civiltà del rumore, coniando appunto l’espressione di Horror Pleni, per metterci in guardia dall’attuale inquinamento immaginifico che troppo spesso mette in discussione il concetto stesso di comunicazione. E l’arte contemporanea non è certo immune, ripeto.

Erich Turroni, <i>Gli occhi che vivono di carezze non sanno più guardare</i>, 2008

Erich Turroni, Gli occhi che vivono di carezze non sanno più guardare, 2008

Eppure ci sono riusciti. Sì, i cinque curatori (Chiara Bertola, Lorenzo Canova, Bruno Corà, Daniela Lancioni, Claudio Spadoni) e storici dell’arte coinvolti per questa 15ª edizione della Quadriennale hanno saputo documentare l’hic et nunc dell’arte contemporanea italiana.
Da vedere. Sì, da vedere con la consapevole umiltà di chi decide di affidarsi all’arte per comprendere ma soprattutto interrogarsi sul presente.

Hannah Höch

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