Save our Starbucks!

La pausa caffé secondo la celebre catena americana

La pausa caffé secondo la celebre catena americana

 

 

 

Tutto inizia con la notizia che Starbucks – il fast food americano del caffè e del cappuccino con negozi in tutto il mondo, fuorché in Italia (uff, ma quando arriveranno da noi?!!) –  ha deciso di chiudere ben 600 punti vendita negli Stati Uniti e 61 in Australia e licenziare il relativo personale.

Paul Konrardy, che di Starbucks aveva fatto il suo ufficio, dove incontrare tutti i giorni i clienti, e trascorrere non soltanto la pausa caffè ha reagito creando www.saveourstarbucks.com molto più che un sito in cui chiedere di risparmiare il proprio bar di fiducia. Una crociata digitale con post su un blog come scudo. Seguendo alla perfezione le logiche del famigerato web 2.0 Konrardy invita il popolo della rete e soprattutto gli aficionados come lui della catena americana a fare community e condividere su internet la stessa passione. A raccontare online qualcosa vissuto offline. A fare un cross-mediatico oggi tanto di moda tra esperienza fisica e suo racconto in forma digitale.

 

 

Uno snapshot direttamente dal sito

 

Verrebbe quasi da chiedersi se la notizia sia vera oppure no.

Se questo Paul Konrardy non faccia parte di un progetto di comunicazione con cui Starbucks stessa sta cercando di studiare i propri valori di marca percepiti istigando le persone a dire la loro e mostrare il grado di engagement/commitment che il brand genera nei consumatori. Il segno che un latte macchiato alla nocciola o una fetta di Cranberries cheesecake con caffé americano in tazza grande ha lasciato, al di là di un baffo di latte schiumoso sulle labbra. Soprattutto perché Starbucks è una delle poche realtà che sinora ha saputo padroneggiare molto bene i media, basti pensare al www.celebritystarbucks.com su cui si raccontano i gusti delle star con ricca gallery fotografica dove si possono vedere le varie Paris Hilton, Hilary Duff, Mischa Barton alle prese col loro coffee to go.

Disinteressata o meno, resta comunque un’operazione inimmaginabile nell’era pre-internet, anche solo per i costi che avrebbe comportato per una persona comune fare arrivare oltre oceano la notizia e raccogliere-per poi mettere dove?- i tanti spunti del “movimento di protesta”.

Un’operazione che risponde con forza a quanti avevano bocciato Starbucks per il suo caffè “stracaro” o “fatto con miscele di bassa qualità” e “realizzato con pratiche agricole inique, sfruttando i poveri contadini del Sud America”.

 

 * Madama Butterfly

2 risposte a “Save our Starbucks!

  1. Io voglio Starbucks o qualcosa di simile a Roma, non ne posso più dei nostri bar!

  2. cafedesignorants

    Più che altro non ha senso inserire dei filtri a qualcosa che di per sé dal basso avrebbe molto consenso. Avevo letto non molto tempo fa che dietro al rifiuto di Starbucks nella cara penisola ci sarebbe un preciso intento delle major del caffé di “lottare” contro il concetto del fast food del beverage. Non dico che sia esattamente così, ma sai quanto è bello di per sé il fatto di poter scegliere? E poi per come siamo messi, attualmente fanno molto più fast food i nostri bar, almeno nelle grandi città. Per avere un rapporto speciale col barista e potersi godere le consumazioni con calma bisogna frequentare quelli di periferia, o vivere in provincia.

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