STREET ART SWEET ART…LA GALLERIA A CIELO APERTO SI TRASFERISCE NEL WEB 2.0

Mai come in questo periodo, o meglio giorni, la tradizione del graffitismo, del writing e della Street Art intesa nel suo senso più allargato è arrivata a irrompere con così tanta forza sullo scenario contemporaneo. Quest’arte di disturbo, che ama nutrirsi del rischio di uno scontro con le autorità pare abbia trovato paradossalmente (?) un museo, una sistemazione: si tratterebbe di uno Street Museum, per l’esattezza.
Tralasciamo le questioni politiche. Il progetto in fase di lancio è curato da TIM Tribù: si propone sostanzialmente di censire, grazie al contributo degli utenti, e soprattutto mappare (attraverso Google) le migliori opere di arte urbana.

Così lo Street Museum sarà un luogo virtuale, un grande museo on line a cielo aperto: per realizzarlo, gli organizzatori di TIM Tribù invitano già da ora il pubblico della Rete a segnalare le opere preferite inviandone una foto via MMS o caricandola sul sito dell’iniziativa www.timtribu.it.
Ai curatori 2.0 di questo che si propone come il primo museo user generated sarà affidato il privilegio di tenere aggiornato lo stato dell’arte, fornendo informazioni sulle opere e gli artisti.
I lavori in gara saranno commentati, votati e supportati dagli utenti che determineranno la rosa dei primi 100, di diritto nello Street Museum. Le opere più meritevoli di entrare nel pantheon della Street Art verranno scelte e votate soltanto dagli utenti.
L’idea è sicuramente geniale d’accordo, ma non ho potuto fare a meno di riprendere in mano il catalogo della mostra Street Art Sweet Art tenutasi nella primavera del 2007 al PAC di Milano, dove Jacopo Perfetti scrive: “ […]  un’arte nata sui muri, fruita quando ancora la vernice è fresca e cola tra le insenature di una superficie ruvida che gli dona vita. Questa è la vera potenza della street art, la sua genuinità. Perché chi dipinge su un muro lo fa solo per il bisogno di fare arte, per il bisogno di conquistare spazi che gli vengono negati, per dare il suo contributo al prossimo. Per stupirlo, per irretirlo, per donargli una parte di sé. Un ‘opera di street art non può essere venduta. Non segue direttive esterne da chi la produce. È estranea a qualsiasi dinamica corrosiva e claustrofobica. Annulla qualsiasi intermediario e riporta l’arte a parlare con il proprio pubblico.
Potrebbe avere un senso costruire un museo e soprattutto una mappatura di qualcosa che ogni giorno corre il rischio di essere cancellato ma che allo stesso tempo trae la sua forza e il suo fascino proprio da questo quotidiano rischio? Cosa ne pensano gli artisti? Intendo quei writer che troveranno catalogate involontariamente le proprie opere?

Hannah Höch

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2 risposte a “STREET ART SWEET ART…LA GALLERIA A CIELO APERTO SI TRASFERISCE NEL WEB 2.0

  1. perchè? perchè un’arte (quando è arte e non teppismo) che ha il suo senso solo grazie al contesto che la circonda, viene inscatolata in un monitor? per preservarla? Il muro che cade, lo smog che annerisce, la pioggia che lava via sono parte integrante dell’opera, la rendono viva. Fotografata come? col telefonino? Bello! da chi? con quale capacità di immortalarne il senso? e usata per scopi commerciali? e se gli artisti non sono daccordo? e se hanno una sim vodafone e telecom gli sta sulle palle? non sono daccordo.

  2. cafedesignorants

    Vero, questo progetto è basato su un paradosso ontologico. Incorniciare e infilare in un museo quello che di per sé ha per cornice il mondo (la città, il quotidiano, ecc) e sorride con un misto di snobismo, irriverenza e noncuranza all’arte accademica e codificata. Secondo me è il suo bello. Se poi quelli di Vodafone saranno invidiosi, indipendentemente dal fatto che siano l’azienda o gli utenti, beh, se ne faranno una ragione, o lanciando qualcosa di altrettanto particolare e in linea coi valori di marca/prodotto (la tribù) o dotandosi di un’altra sim, che può sempre tornare utile.

    Ciao!

    *Madama Butterfly

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