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McDonald’s, quando il viaggio in auto diventa un incubo

La situazione è classica: famigliola in auto, in viaggio verso una meta sconosciuta. Però questi bambini non si lamentano di nulla e sono stranamente silenziosi. Santi? No, diabolici. Eh sì perché i due fratellini dello spot DDB Stockholm per McDonald’s hanno poteri simili a quelli posseduti da Carrie (ricordate la protagonista del film di De Palma?): in questo caso non fanno volare coltelli né causano incendi ma con l’aiuto (indotto) di pupazzi, radio, vip patinati e uccelli si limitano ad ossessionare i genitori con la domanda Are We There Yet?. Il motivo? Sono impazienti di fare un salto dal loro fast food preferito.

The Apprentice

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Tibits, certo che l’insalata è proprio gigante…

Curiosa iniziativa di guerrilla marketing promossa da Tibits, catena pensata per i vegetariani che abbina un servizio da fast food in termini di velocità con l’eleganza di un ristorante di alto livello.

Tibits - Guerrilla marketing

Tibits - Guerrilla marketing

In molto parchi della Svizzera, paese d’origine di Tibits, ai tronchi degli alberi sono state addossate sagome di legno a forma di forchetta. Il risultato? Sembra proprio che qualcuno si stia gustando una buona insalata…

The Apprentice

Quando la voglia di scherzare si trasforma in un boomerang 2.0

Purtroppo per Domino’s Pizza, colosso della ristorazione fast food, nei giorni scorsi Kristy e Michael sono diventati due star del Web. Il loro “merito”? Aver postato su YouTube (geni o sprovveduti?) alcuni video (ormai introvabili…) in cui mostravano le loro prodezze ai fornelli, svelando il segreto delle farciture di pizze e sandiwich: ingredienti come caccole di naso e bacilli da starnuto!!

Come sempre accade in questi casi, i video hanno fatto furore e sono stati “apprezzati” da 930.000 persone, con conseguenze potenzialmente esplosive per il business di Domino’s Pizza.
Per salvare la propria brand reputation, oltre a licenziare i due dipendenti allegroni, Domino’s Pizza ha scelto di affidarsi allo stesso YouTube, postando un video che ha per protagonista il CEO Patrick Doyle.

Il manager si scusa per l’incidente (potrebbe fare diversamente?), ringraziando i membri della comunità che hanno segnalato l’esistenza del video in Rete. Inoltre assicura che il locale dove i video sono stati realizzati è ora chiuso per una serie di ispezioni igieniche e che Domino’s Pizza ha avviato un’indagine accurata per scoprire se “incidenti” analoghi si siano verificati anche in altri punti vendita.

The Apprentice

Burger King vs McDonald’s? Meglio BK. Parola di vergine (… di hamburger)

Che cosa distingue una società matura dagli angolini della Terra dimenticati da Dio? L’hamburger! Almeno questa è l’opinione degli strateghi del marketing di Burger King, che hanno lanciato l’operazione Whopper Virgins (per chi non lo sapesse, il Whopper è un hamburger targato BK).
Per semplificare, sotto la guida del regista Stacy Peralta, alcuni uomini della Burger King, accompagnati da ricercatori (?) hanno visitato alcune remote località del mondo, portando “in dono” alle popolazioni locali alcuni paninazzi made-in-Usa. Ne è nato un documentario, che insiste sulla veridicità dell’iniziativa e delle riprese e sulla verginità dei degustatori, (fortunatamente) ignari – fino alla venuta della spedizione civilizzatrice… – della cultura alimentare fast food.

Dal documentario è poi nata una campagna tv comparativa con commercial da 15 e 30 secondi: sembra infatti che la maggior parte degli assaggiatori preferisca il Whopper al Big Mac…
Ecco come Russ Klein, President Global Marketing, Strategy and Innovation di Burger King ha voluto commentare l’iniziativa: “Sappiamo che il nostro sandwich ha una schiera di devoti estimatori. Ma questa nuova campagna […] dimostra quanto la bontà del prodotto sia imbattibile. […] In un periodo in cui i consumatori invocano onestà e trasparenza da parte delle aziende, abbiamo voluto rischiare iniziando un viaggio che non ci garantiva le risposte“.

The Apprentice

Tra il dire e il fare c’è di mezzo… il virale!

Fateci caso: ciclicamente – di solito, quando vengono pubblicati report sul fenomeno dell’obesità – si scatenano crociate contro junk e trash food. Principali indiziati i fast food, con il nemico pubblico n. 1 individuato in McDonald’s. La catena del celebre clown Ronald si è difesa strenuamente da questi attacchi: ecco, quindi l’impegno per l’ambiente e la salute dei consumatori (l’Espresso, 21 agosto 2007) con l’introduzione nei propri menu di insalate (insalate!!!) e il taglio degli ingredienti calorici – dettato anche da motivazioni economiche, diciamolo – (la Repubblica, 5 agosto 2008).
L’ultimo coupe de theatre è di stretta attualità: coerentemente con la nuova filosofia Good Food Fast, Mc Donald’s ha avviato una collaborazione con il Consorzio del Parmigiano-Reggiano per la ricetta di un panino da 280 gr contenente il Re dei Formaggi, in vendita da oggi. Contestualmente, partirà una campagna istituzionale sulla qualità degli ingredienti che assorbirà il 15% dei 25 milioni di euro stanziati per la comunicazione 2008 dalla multinazionale dell’hamburger.
Già pronto lo spot, firmato d TBWA Italia e on-air a giorni: ho avuto modo di guardarlo su Internet (YouMark!). Carino, ricorda Memento di Christopher Nolan, nel senso che l’azione si sviluppa in rewind e mostra l’origine degli ingredienti con cui McDonald’s confeziona i propri panini.
Se McDonald’s sceglie la strada del fare (e del successivo comunicare), un’altra catena di fast food americana – che sinceramente non conoscevo – Wendy’s predilige la logica del dire. Quale miglior garanzia per il consumatore che sapere che neppure un vegetariano può resistere al fascino di un Double Stack o un Crispy Chicken Sandwich? Date un’occhiata al viral “Crazy Lettuce”.

Che dire? La comunità dei Meatatarians ha conquistato un nuovo simpatizzante e l’agenzia Kirshenbaum Bond + Partners ha un nuovo ammiratore: in entrambi i casi si tratta del sottoscritto.

The Apprentice

Save our Starbucks!

La pausa caffé secondo la celebre catena americana

La pausa caffé secondo la celebre catena americana

 

 

 

Tutto inizia con la notizia che Starbucks – il fast food americano del caffè e del cappuccino con negozi in tutto il mondo, fuorché in Italia (uff, ma quando arriveranno da noi?!!) –  ha deciso di chiudere ben 600 punti vendita negli Stati Uniti e 61 in Australia e licenziare il relativo personale.

Paul Konrardy, che di Starbucks aveva fatto il suo ufficio, dove incontrare tutti i giorni i clienti, e trascorrere non soltanto la pausa caffè ha reagito creando www.saveourstarbucks.com molto più che un sito in cui chiedere di risparmiare il proprio bar di fiducia. Una crociata digitale con post su un blog come scudo. Seguendo alla perfezione le logiche del famigerato web 2.0 Konrardy invita il popolo della rete e soprattutto gli aficionados come lui della catena americana a fare community e condividere su internet la stessa passione. A raccontare online qualcosa vissuto offline. A fare un cross-mediatico oggi tanto di moda tra esperienza fisica e suo racconto in forma digitale.

 

 

Uno snapshot direttamente dal sito

 

Verrebbe quasi da chiedersi se la notizia sia vera oppure no.

Se questo Paul Konrardy non faccia parte di un progetto di comunicazione con cui Starbucks stessa sta cercando di studiare i propri valori di marca percepiti istigando le persone a dire la loro e mostrare il grado di engagement/commitment che il brand genera nei consumatori. Il segno che un latte macchiato alla nocciola o una fetta di Cranberries cheesecake con caffé americano in tazza grande ha lasciato, al di là di un baffo di latte schiumoso sulle labbra. Soprattutto perché Starbucks è una delle poche realtà che sinora ha saputo padroneggiare molto bene i media, basti pensare al www.celebritystarbucks.com su cui si raccontano i gusti delle star con ricca gallery fotografica dove si possono vedere le varie Paris Hilton, Hilary Duff, Mischa Barton alle prese col loro coffee to go.

Disinteressata o meno, resta comunque un’operazione inimmaginabile nell’era pre-internet, anche solo per i costi che avrebbe comportato per una persona comune fare arrivare oltre oceano la notizia e raccogliere-per poi mettere dove?- i tanti spunti del “movimento di protesta”.

Un’operazione che risponde con forza a quanti avevano bocciato Starbucks per il suo caffè “stracaro” o “fatto con miscele di bassa qualità” e “realizzato con pratiche agricole inique, sfruttando i poveri contadini del Sud America”.

 

 * Madama Butterfly